Tag
aperture, aperture domenicali, domenica, economia, festivi, governo, governo Monti, lavoro, liberalizzazioni, Monti, Politica, Società
Premesso che sono e rimango un sostenitore di questo governo Monti (quello precedente ci ha portato sull’orlo del baratro, questo ce ne sta portando fuori – o almeno è la mia speranza), non sono contento di come si siano fatte le liberalizzazioni finora.
E’ stato fatto almeno un passo, seppur timido, ma è stato fatto.
Ma pare che come sempre si sia stati forte con i deboli e deboli con i forti.
Cose giuste sono state fatte come eliminare le tariffe minime e massime degli ordini professionali. Altre sono state fatte a metà (se non quasi per niente) come il non permettere la vendita delle parafarmacia dei farmaci di fascia C; i taxi non liberalizzati; i notai aumentati di qualche numero. Una invece è stata follia: la liberalizzazione totale degli orari di apertura dei negozi. Centri commerciali compresi.
Non è permettendo l’apertura domenicale (sempre) e dei festivi delle varie Coop, Conad, Esselunga che si fa ripartire l’economia e si risolleva il paese.
E non ci vuole tanto a capirlo. Chi deve fare la spesa non aspetta la domenica. Ha il sabato (e gli altri giorni) per farla. Chi va la domenica nei centri è perché non sa cosa fare e vuole fare un “giro”. Quindi spende poco. Ma forse sono io a non capire che quel poco basta.
Piuttosto che stare in famiglia meglio chiudersi nei nuovi templi? I grandi centri di aggregazione che ad un modico prezzo permettono l’adorazione perenne di pacchi di pasta e conserve in offerta.
E ancora. Nessuno pensa alle famiglie di quelli che lavorano in questi templi?
Che bello lavorare i weekend! Avere 100/200 € in busta paga in più ma non poter più stare con i propri figli. Tornare a casa e scoprire che sono cresciuti senza una mamma o un papà non ha prezzo.
Ma forse sono io che vivo fuori dal mondo. E’ con un nuovo cellulare che ci si gode la vita? Forse si. Ma se è così, preferisco essere fuori dal mondo!
Aggiornamento 07/03/2012: Bellissimo articolo di Antonio Socci. Lo trovate qui.







