Aperti la domenica. Sempre! Non è questa la liberalizzazione che serve

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Premesso che sono e rimango un sostenitore di questo governo Monti (quello precedente ci ha portato sull’orlo del baratro, questo ce ne sta portando fuori – o almeno è la mia speranza), non sono contento di come si siano fatte le liberalizzazioni finora.

E’ stato fatto almeno un passo, seppur timido, ma è stato fatto.

Ma pare che come sempre si sia stati forte con i deboli e deboli con i forti.

Cose giuste sono state fatte come eliminare le tariffe minime e massime degli ordini professionali. Altre sono state fatte a metà (se non quasi per niente) come il non permettere la vendita delle parafarmacia dei farmaci di fascia C; i taxi non liberalizzati; i notai aumentati di qualche numero. Una invece è stata follia: la liberalizzazione totale degli orari di apertura dei negozi. Centri commerciali compresi.

Non è permettendo l’apertura domenicale (sempre) e dei festivi delle varie Coop, Conad, Esselunga che si fa ripartire l’economia e si risolleva il paese.

E non ci vuole tanto a capirlo. Chi deve fare la spesa non aspetta la domenica. Ha il sabato (e gli altri giorni) per farla. Chi va la domenica nei centri è perché non sa cosa fare e vuole fare un “giro”. Quindi spende poco. Ma forse sono io a non capire che quel poco basta.

Piuttosto che stare in famiglia meglio chiudersi nei nuovi templi? I grandi centri di aggregazione che ad un modico prezzo permettono l’adorazione perenne di pacchi di pasta e conserve in offerta.

E ancora. Nessuno pensa alle famiglie di quelli che lavorano in questi templi?

Che bello lavorare i weekend! Avere 100/200 € in busta paga in più ma non poter più stare con i propri figli. Tornare a casa e scoprire che sono cresciuti senza una mamma o un papà non ha prezzo.

Ma forse sono io che vivo fuori dal mondo. E’ con un nuovo cellulare che ci si gode la vita? Forse si. Ma se è così, preferisco essere fuori dal mondo!

Aggiornamento 07/03/2012: Bellissimo articolo di Antonio Socci. Lo trovate qui.

 

La mia parrocchia paga l’ICI

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Ogni volta che viene approvata una manovra fiscale di qualsiasi governo si tratti, sia esso di tecnici oppure politico, rispunta sempre fuori la questione che potremmo definire “romana” cioè quella dell’esenzione dell’ICI alla Chiesa Cattolica e, è bene ricordare, ad associazioni senza scopo di lucro; partiti politici (radicali compresi); etc. Una vera e propria campagna denigratoria verso il seconda struttura sociale su cui questo stato (ormai ridotto allo sfascio) può contare, dopo la famiglia.

Tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo La Chiesa e L’ICI. La verità nascosta. Vi invito a rileggerlo o a leggerlo se non lo avete ancora fatto. Questo articolo spiega come non basti una cappelletta per rendere esente un albergo dal pagamento dell’ICI e se questo avviene allora è un delinquente l’alberghiere (sia esso un laico o un consacrato).

A riprova di ciò è che la mia parrocchia paga l’ICI (esclusa la chiesa in sé). Nel bollettino che in questi giorni viene recapitato a casa dei parrocchiani del Perpetuo Soccorso a Ferrara la voce tasse e assicurazioni, contenente l’ICI, è di circa tremila euro.

Incrementare le performance di Flash su una distribuzione GNU/Linux

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Pochi giorni fa ho installato openSUSE 12.1 con KDE4 sul mio portatile, un vecchio Asus A6VA (vedi qui la recensione più recente con Mageia 1 e qui le caratteristiche del portatile).

Escluso un piccolo inconveniente, dovuto al network manager e all’integrazione con Kwallet, che non ne voleva sapere di memorizzare le password della Wi-Fi (mi sa tanto di bug da poco test), la distribuzione funziona benino. Tranne, è il caso di dirlo, le prestazioni del browser (sia Firefox che Chromium) quando si esegue un generico filmato come ad esempio un video di youtube.

Perché?

Quasi tutto è dovuto al fatto che il portatile è vecchio. Ha ormai 5 anni e si può considerare di un’altra generazione. Ma non solo. Il problema è anche nel driver della scheda video.

Di default, non essendo più sviluppato il driver ufficiale ATI, openSUSE come qualsiasi altra distribuzione in commercio, dalle più famose Ubuntu e Fedora alle meno conosciute come Mageia, installano ed utilizzano i driver opensource, che funzionano a dovere (un plauso sincero agli sviluppatori), tranne che utilizzano di più la CPU che la GPU. O almeno questa è l’idea che mi sono fatto.

Come risolvere?

Beh! Si risolve con un semplice trucchetto. In sostanza si dice al plugin del flash player di usare la GPU al posto della CPU. Magicamente la CPU passa dal 98% al 50%; la ventola di raffreddamento smette di “urlare”; e io posso vedermi i miei video in tranquillità. Quelli a definizione standard si intende.

Il trucchetto

Il trucchetto che vi avevo accennato è molto semplice e consta nei seguenti tre semplici passi (tutti da shell, non spaventatevi), da eseguire come utente root. Quindi recuperate la password e proseguiamo.

su -
mkdir /etc/adobe
echo OverrideGPUValidation=true >> /etc/adobe/mms.cfg

I Desktop Environment

Tutto qui? No! O almeno dipende dal DE che usate.

KDE4 E Gnome

Si dice che KDE4 sia pesante, in particolare che usi molta ram, ma io a parte un pò di lentezza non vedo grossi problemi nell’usarlo. Se si ha un pc con almeno 1 GB di Ram tutto funziona senza problemi, a patto di eseguire una o al massimo due applicazioni alla volta. Con Firefox e persino nepomuk (anche se limitato a 50MB) avviati la ram non supera i 600 MB di occupazione. Quindi niente swap e c’ anche un pò di spazio per LibreOffice.

Se lo utilizzate quindi ricordatevi di disabilitare gli effetti grafici come trasparenze e miglioramenti nella gestione delle finestre dal Control Manager. Altrimenti il trucchetto di prima non funziona. Probabilmente (anche qui è solo una mia idea) la GPU viene “lockata” da KDE e quindi il plugin torna ad usare la CPU.

Se usate Gnome probabilmente avrete lo stesso problema. Quindi anche qui disabilitate gli effetti speciali.

I DE leggeri

Se usate un DE leggero (XFCE e LXDE in primis) non avrete questo problema: non hanno li hanno abilitati. Usate solo il trucchetto e tutto funzionerà perfettamente. Testato su LXDE.

Fonte:

Radicali clap, clap.

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Un applauso ai radicali che hanno permesso il salvataggio del governo Berlusconi. Se non si fossero presentati la maggioranza non avrebbe raggiunto il numero legale per la votazione e quindi sarebbe automaticamente caduto. Questo dimostra che: il governo ha i numeri per galleggiare (316) ma non per governare, figuriamoci fare le riforme; che i radicali sono stati l’asso nella manica del premier. Spesso lo sono stati. E spero che finalmente dalle prossime elezioni riescano a trovare la loro collocazione: al di fuori del parlamento o alla peggio nello stesso partito dei cattolicissimi Formigoni e Lupi.

Oggi si poteva porre termine a questa sofferenza. L’Italia se doveva espiare delle colpe lo ha fatto abbastanza. Adesso che compie 150 anni, sarebbe bello poter avere un nuovo inizio. Basta con un governo che non fa altro che occuparsi dei problemi del Presidente del Consiglio, padrone di Mediaset e del Pdl (Ruby, intercettazioni, Mills), al posto dei problemi del paese.

So bene che il mio “grido” da solo non serve a niente. Però finché ci sarà libertà di parola in questo paese lo voglio scrivere lo stesso: BASTA!!!

Vedi qui e qui.

openSUSE rilascia openQA

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In questi giorni, il team dietro lo sviluppo di openSUSE ha rilasciato openQA, un framework rilasciato con licenza Gpl2 e pubblicato su Internet che permette il test delle installazioni delle distribuzioni Linux.

Il framework può testare tutte le distribuzioni che eseguite come macchine virtuali supportano OS-autoinst, come openSUSE, Fedora, Debian/Ubuntu, FreeBSD e OpenIndiana. In pratica simula la selezione di varie opzioni tramite mouse e tastiera durante l’installazione, identificando eventuali problemi e nel mentre registra un video e degli screenshot.

Attualmente è già attivo con il test della openSUSE factory, la distribuzione di sviluppo da cui uscirà l’imminente openSUSE 12.1.

Fonte:

  • Una notizia più approfondita la potete trovare qui.

Muore Steve Jobs e il mondo si scatena

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Ieri è morto Steve Jobs. E’ morto un genio del marketing prima di essere un genio dell’informatica, anche se genio di quest’ultima lo è stato davvero. Ma non ha inventato niente. Ha riciclato materiale esistente sfruttandolo a dovere e rendendolo indispensabile ai più. Più che inventore del futuro lo definirei l’agente del commercio del futuro: ha preso i lettori Mp3, che esistevano già, e li ha resi belli e cool; ha preso i file audio, che esistevano già, e li ha venduti (iTunes); ha preso il touch, che esiteva già, e ha creato il bisogno del cellurare e del Pad, dell’essere sempre connesso.

Ma non è di questo che volevo scrivere.

Volevo scrivere della mobilitazione che sta avendo il mondo in questi giorni. Pare quasi sia diventata una guerra di religione. Da un lato gente che lo osanna, quasi definendolo un profeta. Il “profeta del futuro“, ho letto da qualche parte. Gente che adora l’oggettino sbriluccicoso che non bisogna chiamare telefono, pensando che solo grazie a Steve è riuscito a fare una videochiamata mentre era al cesso… pardon bagno. Dall’altra parte persone che lo addossano di ogni colpa, come la sparata (diamo il nome corretto alle cose) del padre del software libero Richard Stallman, quasi fosse stato il demonio impersonificato.

Tutto ciò mi fa ridere. Anche se tutto quello che ci vorrebbe di fronte alla morte, quel grande mistero che un culto consumistico della tecnologia non può estirpare, è il silenzio.

Aggiornamento 10/10/2011:

Venerdì Antonio Socci ha scritto un bellissimo articolo dal tiolo “Ora basta! Jobs non era il messia!” (l’articolo completo lo potete trovare sul suo blog personale). Mi trova in sostanza d’accordo, tranne che per un punto. Sul fatto che l’ex CEO di Apple non fosse consapevole della sua “divinazione”. Sono invece convinto dell’opposto: comparire in pubblico sempre uguale, il “think different”, le sue frasi, servivano appunto per farlo apparire un guru, un profeta, un messia della nuova religione. Marketing, certo, ma voluto.

Alcune fonti:

Ddl intercettazioni: anche Wikipedia si mobilita

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In queste ore se provate ad accedere a qualsiasi pagina della nota enciclopedia libera, vi troverete a leggere il “Comunicato 4 ottobre 2011″. E’ una protesta contro il ddl intercettazioni ed in particolare contro il comma 29. Questo articolo, se approvato, permette di obbligare qualunque sito web ad operare delle rettifiche su articoli e opinioni che il richiedente ritiene lesivi per la sua immagine, entro 48 ore dalla richiesta. Questo senza tenere conto della veridicità o meno del contenuto ritenuto offensivo.

La battaglia del team di Wikipedia Italia è più che giusta. Quello che mi fa pensare è la stupidità del legislatore.

In un’epoca in cui Internet è così presente nelle case e nella mente delle persone, come si può pensare di mettere dei limiti senza giustizia ad una cosa che limiti non ha? Soprattutto con la consapevolezza (perché o si è stupidi oppure bisogna averla) che si viene subito scoperti e si fa la figura dei fessi nel giro di 10 secondi spaccati.

Con questa premessa è ovvio che per il caos ottenuto la legge non passerebbe. E se anche passasse, subito si darebbe il via ad una raccolta firme per indirre un referendum abrogativo, con un risultato di gran lunga superiore a quello ottenuto per abrogare la legge elettorale attuale (il Calderolum Porcellum).

Intendiamoci dei limiti ci devono essere, ma questi esistono già. Se io offendo uno oppure dico cose non vere, questo mi può denunciare all’autorità competente e io sarò obbligato a rettificare. Ma dopo un giusto processo o comunque un patteggiamento.

Il testo integrale del documento lo potete trovare qui.

Nokia: Ancora licenziamenti

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Questo lo si può vedere come un aggiornamento. Avevo già dato notizia dei licenziamenti avvenuti subito dopo l’annuncio del patto Nokia-Microsoft.

E’ notizia di oggi che l’azienda Finlandese ha in previsione ulteriori 3500 licenziamenti entro il 2012.

Non posso leggere la notizia come l’inizio di una rinascita, come scritto sul sito teleborsa. Mi riempie solo di una gran tristezza.

Saverio Romano o il “Se fossi leghista mi incazzerei”

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Ieri il parlamento italiano ha respinto il foto di sfiducia verso il ministro dell’agricoltura Saverio Romano, accusato di avere rapporti con dei mafiosi. La mozione non è passata grazie al voto della Lega Nord. E’ ovvio che è un voto di scambio. Non so cosa otterrà, ma è ovvio che lo è.

Sui rapporti del ministro con alcuni esponenti mafiosi c’è più di un sospetto, ma che importa? Ormai pare che faccia curriculum per i nostri politici. Quello che mi stupisce è come la Lega, che ha sempre fatto della legalità il suo cavallo di battaglia più serio lo abbia salvato. Parliamoci chiaro, ormai si legge e si sente (per lo meno per radio, io non frequento i posti della politica!!!) lo scontento della cosidetta “base leghista”. E dopo ieri, se ne facessi parte, probabilmente la lascerei. Non sopporterei più l’ipocrisia della classe dirigente che avrei votato.

Il PdL è in fin dei conti un partito padronale nato per volontà di Silvio Berlusconi per fare i suoi comodi e che forse morrà alla fine del lungo decadimento del Berlusconismo, se non riuscirà a scrollarsi di dosso il peso del pensante B. Quindi dalla parte del partito che non è confluita in FLI non ci si poteva attendere niente di diverso. Magari solo qualche defezione. Neanche da parte dei “responsabili” ci si poteva aspettare un voto a favore.

Anche la Lega Nord è un partito padronale. Bossi ne è il capo/padrone. A differenza del Popolo della Libertà ha sempre avuto una compontente di base (i militanti) molto forte.  Gente che ormai ne ha le scatole piene ma che rimangono sempre lì, in attesa che qualcosa cambi. Soprattutto tra i loro dirigenti. Che invece più potere ottengono peggio diventano.  Succubi e conniventi di Cesare.

Se fossi leghista mi incazzerei… come una bestia.

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