Ovviamente nessuno ne parla. Si vuol diventare come l’America.
Solo nel male ovviamente.
Un nuovo disegno di legge sulla dislessia, già approvato dalla Commissione Istruzione del Senato, passerà presto alla Camera. Se dovesse superare il vaglio parlamentare, il diritto all’istruzione – già a partire dalla scuola dell’infanzia – sarà sottomesso a preoccupanti vincoli diagnostici.
Infatti gli alunni verrebbero sottoposti a speciali test (di lettura, scrittura e calcolo) volti a diagnosticare forme di dislessia, discalculia, disortografia, ridefinite con la formula riassuntiva di “Disturbi Specifici di Apprendimento”: malattie psichiatriche suscettibili di trattamento con psicofarmaci!
Studenti del tutto normali potrebbero essere discriminati e indirizzati su percorsi educativi “alternativi” sulla base di valutazionni prive di valore scientifico, del tutto arbitrarie perché basate su test che ignorano in toto il percorso educativo-didattico del soggetto, il lavoro svolto in classe, nonché il contesto sociale e familiare dell’alunno.
Il dubbio – se è lecito definirlo tale – è che dietro tale disegno di legge si celi un enorme business, gestito dall’industria farmaceutica, in procinto di penetrare anche nel settore educativo: se un bambino dislessico venisse considerato affetto da “ADHD”, potrebbe essere sottoposto a terapia farmacologica.
Proprio come sta già avvenendo nelle scuole americane, dove gli psicologi sono passati dai 1000 del 1950 ai 10000 circa del 1990. Scrive Bruce Wiseman: “Qualsiasi traccia della psichiatria e della psicologia dovrebbe essere rimossa dalle nostre scuole. Le scuole servono per imparare. Non servono per esperimenti psichiatrici su giovani menti”.
Fonte: bimbonaturale.it