Quante volte, specie in questo periodo di crisi, si sente (e si legge) dei presunti privilegi che la Chiesa Cattolica ha in questo paese. In particolare sull’ICI e la sua esenzione, con addirittura richieste di spiegazioni ai vescovi.
Oggi su La Bussola Quotidiana è uscito un bel articolo che smonta totalmente quelle false insinuazioni. Posterò qua un sunto dell’articolo, in particolare quella che va al cuore del problema (l’articolo completo che consiglio vivamente di leggere lo trovate qui):
- “L’esenzione è riservata agli enti della Chiesa cattolica”.
In realtà [...] la legge destina l’esenzione a tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale rientrano certamente gli enti ecclesiastici, ma che comprende anche: associazioni, fondazioni, comitati, onlus, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali, sindacati e partiti politici (che sono associazioni), enti religiosi di tutte le confessioni e, in generale, tutto quello che viene definito come il mondo del “non profit”. Non si dimentichi inoltre che fanno parte degli enti non commerciali anche gli enti pubblici.
- “L’esenzione vale per tutti gli immobili della Chiesa cattolica”.
[...] L’esenzione richiede la compresenza di due requisiti: quello soggettivo, dove rileva la natura del soggetto (essere “ente non commerciale”) e quello oggettivo, dove rileva la destinazione dell’immobile (utilizzarlo “esclusivamente” per le attività di rilevanza sociale individuate dalla legge ed in modo “non esclusivamente commerciale”). Non è vero, quindi, che tutti gli immobili di proprietà degli enti non commerciali (e, quindi, della Chiesa cattolica) sono esenti: lo sono solo se destinati alle attività sopra elencate. In tutti gli altri casi pagano regolarmente l’imposta: è il caso degli immobili destinati a librerie, ristoranti, hotel, negozi, così come delle case date in affitto.
- “L’esenzione vale per ogni imposta”.
In realtà l’esenzione dall’ICI (che è un’imposta patrimoniale) non ha alcun effetto sul trattamento riguardante le imposte sui redditi e l’IVA, né esonera dagli adempimenti contabili e dichiarativi. Infatti gli enti non commerciali, compresi quelli della Chiesa cattolica (parrocchie, istituti religiosi, seminari, diocesi, ecc.), che svolgono anche attività fiscalmente qualificate come “commerciali” sono tenuti al rispetto dei comuni adempimenti tributari e al versamento delle imposte secondo le previsioni delle diverse disposizioni fiscali.
– “Gli alberghi sono esenti”.
[...]Gli alberghi, anche se di enti ecclesiastici, non sono esenti e devono pagare l’imposta. Ad essere esenti sono, piuttosto, gli immobili destinati alle attività “ricettive”, che è ben altra cosa. Si tratta di immobili nei quali si svolgono attività di “ricettività complementare o secondaria”. In pratica, le norme nazionali e regionali distinguono fra ricettività sociale e turistico-sociale:
- La prima comprende soluzioni abitative che rispondono a bisogni di carattere sociale, come per esempio pensionati per studenti fuori sede oppure luoghi di accoglienza per i parenti di malati ricoverati in strutture sanitarie distanti dalla propria residenza.
- La seconda risponde a bisogni diversi da quelli a cui sono destinate le strutture alberghiere: si tratta di case per ferie, colonie e strutture simili.
Entrambe sono regolate, a livello di autorizzazioni amministrative, da norme che ne limitano l’accesso a determinate categorie di persone e che, spesso, richiedono la discontinuità nell’apertura. Se si verifica che qualche albergo (non importa se a una o a cinque stelle) si “traveste” da casa per ferie, questo non vuol dire che sia ingiusta l’esenzione, ma che qualcuno ne sta usufruendo senza averne diritto. Per questi casi i comuni dispongono dello strumento dell’accertamento, che consente loro di recuperare l’imposta evasa.
- “Basta una cappellina per ottenere l’esenzione”.
Questa è più simpatica che ridicola (ndme: a me fa piangere. Sic!). È del tutto falso che una piccola cappella posta all’interno di un hotel di proprietà di religiosi renda l’intero immobile esente dall’ICI, in base al fatto che così si salvaguarderebbe la clausola dell’attività di natura “non esclusivamente commerciale”. È vero esattamente l’opposto: dal momento che la norma subordina l’esenzione alla condizione che l’intero immobile sia destinato a una delle attività elencate e considerato che – come abbiamo visto sopra – l’attività alberghiera non è tra queste, in tal caso l’intero immobile dovrebbe essere assoggettato all’imposta, persino la cappellina che, autonomamente considerata, avrebbe invece diritto all’esenzione.
- “Ma io conosco personalmente casi in cui quello che dici non viene applicato”.
Chi sbaglia, fosse anche membro della Chiesa cattolica, è tenuto a pagare, come qualsiasi altro cittadino che infrange la legge. Ciò non significa, tuttavia, che la legge sia per ciò solo sbagliata, non vi pare?
- “Persino l’Europa ci sta sanzionando”.
L’europa ha aperto due procedure di infrazione e in entrambi i casi ha deciso per l’archiviazione. Una terza procedura è stata aperta ora da un soggetto dichiaratamente ostile alla Chiesa cattolica e la procedura è allo stato iniziale.
Ad ogni modo, l’Europa ha espresso dubbi sempre e solo con riferimento alla presenza o meno di “aiuti di Stato”, ossia su presunti meccanismi distorsivi della concorrenza. Questione (peraltro già smentita due volte) che con i rapporti tra Stato e Chiesa nulla c’entra.
Torno io.
Ora sia ben chiaro che i furbi ci sono ovunque. In particolare l’Italia ne è piena ma dire che tutti i problemi sono colpa della Chiesa mi sembra quanto meno un’esagerazione. I furbi, dicevo, devono pagare. Sempre!
Diamoci dentro, perché non parlare dell’8 X mille?
Innanzitutto è meglio farsi un giro sul sito ufficiale per vedere come questi soldi sono spesi: poveri, chiese nuove, sostentamento dei sacerdoti. In secondo luogo, se proprio avete a odio quell’infrastruttura chiamata Chiesa, potete tranquillamente non versarlo a Lei ma allo stato. Basta mettere una firmetta nel posto giusto durante la dichiarazione dei redditi. Ma si sà. Molto più facile dare aria alla bocca senza pensare.
N. B.: le sottolineature sono mie.
N.B. 2: una provocazione. Vogliamo davvero togliere le esenzioni alla Chiesa? Allora facciamolo secondo giustizia, togliendole a tutte le associazioni no-profit.
“La Chiesa paga l’Ici su tutti gli immobili di sua proprietà che danno reddito”, ha puntigliosamente ribadito, sabato 27 agosto, il quotidiano dei vescovi “Avvenire”. Ma le cose non stanno così. Lo dimostra l’inchiesta de “l’Espresso” sul Comune di Roma. In base ai tabulati, gli accertamenti (e cioè le richieste di pagamento per Ici non versata inoltrate dal Campidoglio) hanno raggiunto, tra gli altri, la Società San Paolo (40 mila euro l’anno), la Procura generale dell’Istituto delle suore di carità di Namur (90 mila euro; posizione apparentemente regolarizzata dal 2010 ), l’Istituto ancelle riparatrici del S.S. Cuore di Gesù (3mila euro, peraltro pagati), la Casa delle religiose figlie di Nostra Signora del S. Cuore d’Issoudun (70 mila euro), la Provincia d’Italia fratelli maristi delle scuole (100 mila euro), la Provincia italiana suore mercedarie (120 mila euro) e le Comunità cistercensi trappisti Tre Fontane (100 mila euro). Secondo gli addetti ai lavori, per calcolare il contenzioso totale, tra arretrati, sanzioni e interessi, queste somme vanno mediamente moltiplicate per sei.
Un conto è quello che dovrebbero pagare un conto è quello che pagano!!!
Come ho scritto nel mio post, se ci sono delle leggi, queste vanno rispettate. Tranne se vanno contro la morale (ovviamente). Ma non è questo il caso.
Quindi l’esenzione dell’ICI è per i luoghi di culto e in questo caso è giusto che non venga pagata.
Per i casi che hai citato, se è vero, devono pagare e magari andare anche in galera (io sono favorevole alle sbarre per gli evasori). Ma non c’è bisogno di fare una legge per questi casi.
Basta farla rispettare!!!
Una vera vergogna…sinonimo di inequita’ di trattamento del cittadino….E’ proprio il caso di dire.. cittadini di serie A e di serie B…A dire il vero,per quanto concerne la Chiesa…dovrebbe essere l’intera comunita’ europea a far pressioni…e non lasciare la patata bollente,in sole mani dello stato italiano.
Io il commento l’ho approvato. Ma non ho capito a chi/cosa si riferisse…
Grazie per aver fatto un pó di veritá in un mondo di menzogne… ma si sa la menzogna, specie se reiterata, é molto piú convincente…
I casi contestati si riferiscono a luoghi la cui interpretazione come luoghi commerciali é assai dubbia. I conventi di clausura non sono “alberghi”, tuttavia l’accertamento ci sta apposta e le commissioni tributarie.
Quanto alla Comunitá Europea, quando gli Europei sventreranno il patrimonio degli italiani babbei, allora (forse) questi capiranno chi é madre e chi é matrigna, e rimpiangeranno lo Stato Pontificio, a se lo rimpiangeranno…