Ieri è morto Steve Jobs. E’ morto un genio del marketing prima di essere un genio dell’informatica, anche se genio di quest’ultima lo è stato davvero. Ma non ha inventato niente. Ha riciclato materiale esistente sfruttandolo a dovere e rendendolo indispensabile ai più. Più che inventore del futuro lo definirei l’agente del commercio del futuro: ha preso i lettori Mp3, che esistevano già, e li ha resi belli e cool; ha preso i file audio, che esistevano già, e li ha venduti (iTunes); ha preso il touch, che esiteva già, e ha creato il bisogno del cellurare e del Pad, dell’essere sempre connesso.
Ma non è di questo che volevo scrivere.
Volevo scrivere della mobilitazione che sta avendo il mondo in questi giorni. Pare quasi sia diventata una guerra di religione. Da un lato gente che lo osanna, quasi definendolo un profeta. Il “profeta del futuro“, ho letto da qualche parte. Gente che adora l’oggettino sbriluccicoso che non bisogna chiamare telefono, pensando che solo grazie a Steve è riuscito a fare una videochiamata mentre era al cesso… pardon bagno. Dall’altra parte persone che lo addossano di ogni colpa, come la sparata (diamo il nome corretto alle cose) del padre del software libero Richard Stallman, quasi fosse stato il demonio impersonificato.
Tutto ciò mi fa ridere. Anche se tutto quello che ci vorrebbe di fronte alla morte, quel grande mistero che un culto consumistico della tecnologia non può estirpare, è il silenzio.
Aggiornamento 10/10/2011:
Venerdì Antonio Socci ha scritto un bellissimo articolo dal tiolo “Ora basta! Jobs non era il messia!” (l’articolo completo lo potete trovare sul suo blog personale). Mi trova in sostanza d’accordo, tranne che per un punto. Sul fatto che l’ex CEO di Apple non fosse consapevole della sua “divinazione”. Sono invece convinto dell’opposto: comparire in pubblico sempre uguale, il “think different”, le sue frasi, servivano appunto per farlo apparire un guru, un profeta, un messia della nuova religione. Marketing, certo, ma voluto.
Alcune fonti:
Sono d’accordo con te: ho trovato esagerate le reazioni alla sua morte. Certo, ognuno reagisce come pensa, ma addirittura attaccare chi non era “a lutto” (ho visto commenti di persone affrante che insultavano letteralmente chi diceva che non gli interessava nulla.) per questa scomparsa mi è parso davvero esagerato. Come sono d’accordo sul fatto che lui fosse consapevole di questa idolatria nei suoi confronti.
Mi scuso per il ritardo nell’approvazione del commento, ma non è colpa mia: l’ho trovato in spam.